Antonio Rallo è il nuovo presidente di Unione Italiana Vini

Antonio Rallo è il nuovo presidente di Unione Italiana Vini
maggio 18, 2016 Francesco Pensovecchio

Milano, 17 maggio 2016. Antonio Rallo, presidente del Consorzio di Tutela della DOC Sicilia e titolare della cantina Donnafugata di Marsala (TP), è il nuovo Presidente di UIV Unione Italiana Vini. Una scelta forte che conferisce ulteriore peso al settore vitivinicolo siciliano, sempre più risoluto per visionarietà e grandi strategie. Di seguito i consiglieri eletti (i nomi contrassegnati con * sono i nuovi ingressi):

Federazione Nazionale degli Industriali Vinicoli: Abbona Ernesto (presidente), Botter Alessandro*, Ercolino Vincenzo*, Maccari Fabio, Pedron Emilio*, Sartor Sandro (vice presidente), Zanoni Enrico (vice presidente), Ziliani Paolo*, Zonin Domenico.

Federazione Nazionale dei Viticoltori e Produttori Vinicoli: Biestro Gianluigi, Casoli Corrado (vice presidente), Dagnino Sergio, Haas Francesco*, Lamberto Frescobaldi (presidente), Planeta Francesca, Rallo Antonio, Vezzola Mattia*, Viglierchio Enrico (vice presidente).

Federazione Nazionale del Commercio Vinicolo: Armani Albino, Bersano Luigi (vice presidente), De Cillis Assunta*, Decordi Quirico (presidente), Del Savio Alessio, Rocca Marco, Simoni Daniele, Varvaro Vito* (vice presidente), Verga Natale.

Alto è il peso specifico di Unione Italiana Vini. Basterebbe ricordare che, costituita nel 1895, vi aderiscono circa 500 aziende, espressione dei diversi segmenti della filiera vitivinicola che rappresentano un fatturato pari al 70% dell’export italiano di vino. Dunque, un luogo di confronto e dibattito interno al settore, divenuto in questi anni interlocutore privilegiato in sede politica (Ministeri) e istituzionale, a livello nazionale ed europeo, e capace di orientare le linee di sviluppo del settore vinicolo italiano.

Abbiamo intervistato il neo-presidente per sapere cosa accadrà durante il suo mandato.

Antonio Rallo, congratulazioni per il nuovo incarico. Donnafugata fa parte di un gruppo di “cantine modello” che in Sicilia ha fatto da locomotiva a tutto il comparto, in tempi difficili ma anche di boom, diciamo tra metà degli anni ’90 sino ai primi anni duemila. Qual è la situazione attuale, se confrontata con il nuovo ruolo?
Grazie per gli auguri. In base all’esperienza che ho già maturato nell’associazione, posso dire che essere presidente dell’Unione Italiana Vini è un ruolo di grande responsabilità. Impone di mettere insieme le tante “anime” del vino italiano e di dare loro una sola voce. Ci tornerà utile l’esempio della Sicilia. L’isola è cresciuta moltissimo, ha fatto passi prima inimmaginabili, con l’esperienza sia di Assovini sia del consorzio Doc che rappresento: abbiamo trovato soluzioni condivise e di rappresentatività molto ampie che ci hanno rafforzato. Perché uniti si è più forti. Sono contento di questo nuovo prestigioso incarico anche per la mia terra, che merita un riconoscimento. La Sicilia è la regione più vitata d’Italia ed è in continua evoluzione. Grazie alla generazione che mi ha preceduto ha già fatto moltissimo per far crescere la qualità, l’immagine ed il valore della produzione di questo territorio. Oggi, dobbiamo andare avanti in questo percorso e spero sinceramente che anche la presidenza di UIV offerta ad un imprenditore siciliano aiuti nel cammino. Io ci metterò, come ho sempre fatto, tutto il mio impegno.

Presidenza Rallo. Export, programmi, impegni?
Il vino è uno dei prodotti, e dei volti, più belli dell’Italia di oggi esportabile, fortunatamente, in ogni angolo del mondo con ripercussioni positive anche sulla bilancia commerciale del Paese. Certo, le difficoltà non mancano. Il protezionismo, da un lato, così come la gestione non sempre efficace ed efficiente delle preziose risorse europee dell’OCM vino per la promozione dei nostri prodotti rischiano di essere un freno all’ulteriore sviluppo dell’export; lavoreremo a livello istituzionale per rimuovere gli ostacoli inutili e semplificare il sistema. È questa una delle strade necessarie per migliorare la competitività del mondo del vino italiano. Sul resto dei programmi dovremo mettere a punto, nelle prossime settimane, insieme ai colleghi del Consiglio Nazionale di UIV il calendario delle scadenze e delle diverse priorità. Ci metteremo al lavoro per valorizzare i punti di forza emersi in questi anni, interpretando in senso autentico lo “spirito di continuità” che vuole lo sviluppo ulteriore dell’azione politica e l’implementazione dell’organizzazione interna. In questo ambito il nostro obiettivo primario rimane quello di rafforzare un’associazione che sia sempre più inclusiva verso tutte le imprese del ciclo economico della filiera vitivinicola (piccole e grandi imprese, viticoltori, cooperative, industria e commercio, consorzi e/o altre forme associative) e, pertanto, diventi maggiormente rappresentativa dell’intera filiera.

Il peso politico di UIV è notevole perché riguarda tutta la filiera. Cosa ne pensa del Testo unico del vino approvato in commissione alla Camera il 6 aprile scorso e presentato all’ultimo Vinitaly?
Il Testo Unico della Vite del Vino, la cui approvazione in Commissione Agricoltura della Camera dei Deputati è ormai, speriamo, alle ultime battute, rappresenta una vera rivoluzione legislativa sia nel metodo che nel merito della normativa. Nel metodo perché rappresenta un corpus organico di norme rielaborate dall’intera filiera vitivinicola che ha dimostrato in questi anni – e su questo particolare tema – una straordinaria capacità di dialogo e di proposta. E nel merito, perché il Testo Unico costituisce un modello di semplificazione normativa atteso da anni dalle imprese del settore che porterà, insieme ad una nuova chiarezza normativa su tanti importanti e delicati aspetti della produzione del vino, anche una significativa semplificazione burocratica che continua a rappresentare un onere divenuto insostenibile per le nostre aziende.

In UIV ha importanza anche la ricerca scientifica?
Moltissimo. Contrariamente a quello che si potrebbe pensare, il settore del vino è dinamico e fortemente condizionato dall’innovazione. La sfida della “sostenibilità complessiva” della produzione vitivinicola, da un punto di vista ambientale ma anche sociale, economico e, direi addirittura etico, passa attraverso l’innovazione, cioè la capacità di tradurre la ricerca pura in prodotti e processi in grado di incidere nelle dinamiche produttive aziendali. Per questo, promuovere la ricerca è fondamentale per un’associazione che si occupa degli interessi e dello sviluppo delle aziende vitivinicole. Infatti, UIV ha, da un paio di anni, lanciato un progetto nazionale, UNIVIR 2020, che punta a ricostruire il circolo virtuoso “università-impresa” attraverso la costituzione di una rete nazionale di aziende e centri eccellenti di ricerca in vitivinicoltura finalizzata ad orientare i fondi messi a disposizione dai PSR regionali verso attività di ricerca e aree di studio proposti dalle imprese vitivinicole. Progetto complesso e molto ambizioso ma che riteniamo strategico non solo per il futuro della vitivinicoltura ma anche per la stessa ricerca che non può più continuare a vivere, o sopravvivere, slegato dalle esigenze del mercato e dalle problematiche poste dagli imprenditori.

Qual è il programma di UIV verso i soci? Allargare o restringere la base?
Come ho già detto, noi stiamo lavorando da anni per un’associazione che sia sempre più inclusiva verso tutte le imprese del ciclo economico della filiera vitivinicola (piccole e grandi imprese, viticoltori, cooperative, industria e commercio, consorzi e/o altre forme associative) e, pertanto, diventi maggiormente rappresentativa dell’intera filiera. È chiaro che questo impegno dovrà tradursi in una rinnovata efficacia dei servizi offerti dall’associazione a supporto delle imprese e in una più forte attenzione e sensibilità verso le istanze dei vari territori. Uno dei punti prioritari del programma per il prossimo triennio sarà il consolidamento della politica di apertura ai territori e alle richieste delle imprese, intensificando le azioni di marketing associativo rivolto a tutte le aziende vitivinicole italiane. Un’associazione, insomma, “di tutti gli imprenditori e per tutti gli imprenditori” che sappia farsi interprete dei principi dell’etica d’impresa, dei valori territoriali e dello spirito di filiera”.

UIV ha una grande importanza perché accorpa tutti i soggetti della filiera produttiva. Non è un’area economica troppo vasta? Come può il consiglio comprendere tutte le esigenze?
L’Unione Italiana Vini si è organizzata in tre Federazioni distinte, dedicate una ai viticoltori, l’altra ai commercianti e la terza agli industriali vitivinicoli, proprio per dare spazio alle diverse anime della filiera e offrire a tutti la possibilità di una libera espressione delle esigenze da parte delle diverse imprenditorie vitivinicole. Le Federazioni hanno una importante vita autonoma all’interno della Confederazione Italiana della Vite e del Vino, che le riunisce in un unico ambito associativo dove, evidentemente, viene salvaguardata la dialettica interna tra le diverse componenti. Ovviamente l’ingegneria organizzativa è solo il presupposto del dialogo: ma in questi ultimi anni abbiamo lavorato tutti nel Consiglio Nazionale insieme al presidente Domenico Zonin per riempire di contenuti questa organizzazione impostata sul dialogo e sul confronto. E i risultati ci sono stati. Certo, se affermassi che tutte le discussioni hanno trovato un momento di sintesi non direi la verità. Ma la dialettica e il confronto sono utili proprio in quanto rimangono aperti fino a che non si raggiunge una posizione condivisa. E anche nel nuovo Consiglio Nazionale ho visto che si è creato un bel clima di dialogo costruttivo grazie al quale, sono certo, raggiungeremo nuovi traguardi di condivisione che andranno a favore di tutto il vino italiano.

 

WineinSicily.com

 


Oltre ad Antonio Rallo, sono stati eletti come vicepresidente vicario della Confederazione, Ernesto Abbona, presidente della Federazione Nazionale degli Industriali Vinicoli, e come vicepresidente, Quirico Decordi, presidente della Federazione Nazionale del Commercio Vinicolo.


 

Comunicato Stampa UIV

Oggi a Milano il rinnovato Consiglio di Unione Italiana Vini ha eletto il presidente nazionale di Confederazione

VINO, ANTONIO RALLO NUOVO PRESIDENTE DI UNIONE ITALIANA VINI

 

Antonio Rallo: “Associazione è aperta a tutti gli imprenditori, interprete dei valori territoriali e dello spirito di filiera”

Domenico Zonin: “Lascio Unione Italiana Vini a guida sicura che farà crescere ancora l’Associazione”

 

Milano, 17 maggio 2016 – Antonio Rallo è il nuovo presidente di Unione Italiana Vini. Lo ha eletto all’unanimità il nuovo Consiglio Nazionale nel suo primo insediamento avvenuto oggi nella sede UIV di Milano. Antonio Rallo, già vicepresidente vicario, impegnato da anni in UIV sui temi della promozione e dell’OCM vino, succede a Domenico Zonin e resterà in carica per il prossimo triennio.

“Ringrazio i consiglieri per la fiducia che hanno manifestato nei miei confronti – commenta Antonio Rallo, presidente di Unione Italiana Vini. Accetto questo ruolo con piacere e grande responsabilità, raccogliendo l’eredità del presidente e del Consiglio Nazionale uscente, che hanno saputo creare all’interno di Unione Italiana Vini un clima di collaborazione fattiva stimolando un’intensa attività in tutti i settori di interesse del comparto con risultati concreti sotto gli occhi di tutti. Proprio per questo, chiedo fin d’ora a Domenico Zonin di continuare il cammino al nostro fianco, portando il prezioso contributo che ha consentito a Unione Italiana Vini di essere riconosciuta quale principale riferimento istituzionale per il mondo vitivinicolo a livello nazionale e di raccogliere sinceri apprezzamenti anche a livello comunitario”.

“Da oggi stesso – continua Antonio Rallo – ci metteremo al lavoro per valorizzare i punti di forza emersi in questi anni, interpretando in senso autentico lo “spirito di continuità” che vuole lo sviluppo ulteriore dell’azione politica e l’implementazione dell’organizzazione interna. Per un’associazione che sia sempre più inclusiva verso tutte le imprese del ciclo economico della filiera vitivinicola (piccole e grandi imprese, viticoltori, cooperative, industria e commercio, consorzi e/o altre forme associative) e, pertanto, diventi maggiormente rappresentativa dell’intera filiera stessa. Un’associazione “di tutti gli imprenditori e per tutti gli imprenditori” che sappia farsi interprete dei principi dell’etica d’impresa, dei valori territoriali e dello spirito di filiera”.

“Lascio la presidenza con grande serenità – aggiunge Domenico Zonin – perché so che Antonio Rallo sarà una guida sicura per Unione Italiana Vini. In questi anni abbiamo lavorato molto per ampliare la base sociale e sviluppare una capacità nuova di dialogare con la politica e le istituzioni italiane ed europee. I risultati sono stati ottimi grazie alla partecipazione delle aziende alla vita associativa ed alla costruzione di un efficace gioco di squadra nel Consiglio Nazionale che ha permesso di essere più veloci nell’affrontare le varie tematiche proposte dall’attualità, rapidi nell’assumere decisioni sugli orientamenti politici, quindi tempestivi nel dare risposte alla politica, alle istituzioni e al mercato. Ringrazio l’attivismo, l’impegno e il coinvolgimento di tutti i Consiglieri che hanno supportato la mia presidenza, dando prova di una maturità nelle scelte e nei comportamenti che, con Antonio, sono certo crescerà ancora in futuro. Il Consiglio Nazionale – conclude Zonin – è diventato in questi anni un luogo di confronto e dibattito tra le diverse anime della filiera: penso ai viticoltori, ai commercianti, agli industriali fino alle cooperative, come non era mai successo prima”.

Unione Italiana Vini è la principale organizzazione di settore nel comparto, espressione della rappresentanza nazionale e unitaria di tutti i soggetti imprenditoriali e professionali della filiera vitivinicola, che conta oltre 500 aziende, rappresenta oltre il 50% del fatturato nazionale nel settore del commercio vinicolo e l’85% dell’export.

 

PUNTI PROGRAMMATICI

1.     Implementazione della strategia di dialogo politico con la filiera e sviluppo di nuove progettualità con le altre organizzazioni di categoria ad iniziare da Federvini.

2.     Rafforzamento del sistema di relazioni con il Parlamento italiano ed europeo, i Ministeri e la Commissione Europea per confermare il ruolo di interlocutore privilegiato di Unione Italiana Vini verso le istituzioni, con l’obiettivo di far valere sempre più sui tavoli decisionali il peso della vitivinicoltura italiana.

3.     Sviluppo ulteriore dei servizi di supporto e assistenza alle imprese associate.

4.     Consolidamento della nuova modalità operativa del Consiglio Nazionale inaugurata con la presidenza Zonin relativa ai “tavoli di lavoro” tematici ed alla partecipazione attiva di tutti i consiglieri alla vita associativa.

5.     Sviluppo della politica di apertura alle istanze dei territori, alle richieste delle imprese associate e intensificazione delle azioni di marketing associativo rivolto a tutte le aziende vitivinicole italiane.

Unione Italiana Vini
Media Relations: Marco Barabanti – mob. 334 6954364
Mail: marco.barabanti@gruppowise.com