Sicilia en Primeur 2026: la XXII edizione nel segno della wine experience

Sicilia en Primeur 2026: la XXII edizione nel segno della wine experience

Con il convegno di apertura della ventiduesima edizione di Sicilia en Primeur, Assovini Sicilia ha voluto approfondire ulteriormente un tema di grande attualità come l’enoturismo partendo da dati concreti e da un’analisi utile per definire le prossime strategie.

La manifestazione, ideata dall’associazione siciliana, ha preso il via all’Oratorio dei Bianchi di Palermo con il convegno “Taste the Island. Live the Story” e fino al 15 maggio riunirà in Sicilia oltre cento giornalisti da tutto il mondo alla scoperta del vino siciliano attraverso degustazioni, visite nelle cantine, esperienze. Protagonisti di questa edizione 56 aziende associate con oltre mille etichette in degustazione nei vari momenti.0000000

La scelta della città di Palermo si è trasformata anche in un’opportunità per la stampa nazionale e internazionale di esplorare i luoghi meno noti della città come il Real Albergo delle Povere, appena ristrutturato, sede della degustazione con i produttori e la degustazione tecnica, la Chiesa di Santa Maria dello Spasimo, il Palazzo Sant’Elia.

Ad aprire i lavori Mariangela Cambria, presidente di Assovini Sicilia: “parlare di vino in Sicilia significa inevitabilmente parlare di viaggio. Un viaggio che va oltre la degustazione e diventa esperienza culturale, incontro con i territori, con le comunità e con le identità profonde dell’isola. Abbiamo scelto Palermo per questa edizione di Sicilia en Primeur perché rappresenta perfettamente questa stratificazione di storia, culture e visioni che rende unica la nostra terra. Oggi l’enoturismo è una leva strategica fondamentale: non solo un’opportunità economica per le aziende, ma uno strumento potente per raccontare il vino attraverso il paesaggio, la gastronomia, l’arte e il patrimonio umano della Sicilia. È questo il senso del nostro invito: taste the island, live the story.”

Al centro del convegno, moderato dal sommelier e divulgatore Andrea Amadei, il tema dell’enoturismo come fattore trainante del comparto vitivinicolo regionale, tra sostenibilità, digitalizzazione, formazione e nuove modalità di relazione con il consumatore. Il quadro delineato è quello di un modello enoturistico siciliano dalla forte identità che ha bisogno di strutturare e valorizzare una domanda internazionale già esistente.

Dopo i saluti istituzionali – il sindaco di Palermo Roberto Lagalla, Alessio Planeta, presidente Consorzio di tutela vini DOC Sicilia Alberto Tasca, presidente Fondazione SOStain Sicilia Matteo Zoppas, presidente ICE (Italian Trade Agency) – sono stati presentati i dati del report sull’enoturismo siciliano realizzato da Lumsa-Ceseo (Centro Studi Enoturismo e Oleoturismo), che restituisce l’immagine di un comparto maturo, internazionale e sempre più strategico per lo sviluppo del vino siciliano. Secondo i dati, nel 2025 il 61,4% delle cantine siciliane coinvolte nel sondaggio ha registrato un aumento dei visitatori, mentre il 74,7% indica una prevalenza di clientela straniera, proveniente soprattutto da Europa e Stati Uniti.  Per lo studio, l’enoturismo rappresenta per il mondo vitivinicolo siciliano una componente economica concreta e in crescita: per il 58,3% delle aziende pesa circa per il 10% del fatturato complessivo – esclusa la vendita diretta del vino – le visite guidate e le degustazioni si confermano leve commerciali sempre più importanti per le cantine.

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.ipali punti di forza emerge anche la sostenibilità: l’86,7% delle cantine produce energia da fonti rinnovabili, il 56,2% copre almeno il 40% del proprio fabbisogno energetico attraverso energie green, l’88% ha eliminato la plastica monouso nell’accoglienza e circa sette aziende su dieci utilizzano bottiglie leggere.

La ricerca evidenzia anche una forte evoluzione dell’offerta: sale degustazione, wine shop, percorsi di visita e personale dedicato sono ormai ampiamente diffusi e quasi sei aziende su dieci dichiarano di avere già progettato nuove esperienze per il 2026, con l’obiettivo di costruire proposte sempre più articolate e premium. Buono anche il livello di digitalizzazione di base – siti web, e-commerce e mailing list – mentre resta ancora limitato l’utilizzo di strumenti più evoluti: solo il 20% delle aziende dispone di un Wine Club strutturato e il 30,6% dichiara di utilizzare l’intelligenza artificiale, soprattutto nell’ambito del marketing e della comunicazione.

Il lavoro del CESEO, realizzato per Assovini Sicilia, restituisce un patrimonio conoscitivo originale e stimolante per chi ha a cuore il futuro dell’enoturismo siciliano. Disporre di dati solidi, aggiornati e territorialmente granulari non è un esercizio accademico, ma la condizione necessaria per mettere istituzioni e operatori nelle condizioni di intervenire con efficacia, superando approcci frammentari e accompagnando un settore in crescita verso una piena maturità competitiva”, ha spiegato Dario Stefàno, presidente CESEO – Università Lumsa Roma. “I numeri che emergono dall’indagine confermano la vitalità del comparto, caratterizzato da una forte attrattività internazionale e da un’offerta ormai strutturata, ma evidenziano con altrettanta chiarezza alcune fragilità su cui lavorare”, conclude Stefàno.

Per Antonello Maruotti, coordinatore scientifico CESEO e docente di Statistica presso l’ Università Lumsa Roma: “il report al quale abbiamo lavorato restituisce l’immagine di un ecosistema dinamico e già strutturato, nel quale la qualità dell’esperienza enoturistica si accompagna a una crescente attenzione per sostenibilità e innovazione. La sfida che emerge dai dati non riguarda più soltanto l’attrattività delle cantine, ma la capacità di trasformare una domanda internazionale già presente in valore economico stabile e diffuso sul territorio”.

Ampio spazio è stato dedicato durante il convegno anche al rapporto tra vino e nuove generazioni, tema affrontato da Vincenzo Russo, professore ordinario di Psicologia dei Consumi e Neuromarketing all’Università IULM di Milano, che ha illustrato i risultati dell’Osservatorio Giovani & Vino. La ricerca evidenzia come il 51% dei giovani italiani tra i 20 e i 24 anni consumi vino, il dato più alto mai registrato per questa fascia d’età, e come l’esperienza diretta in cantina rappresenti uno dei principali driver di coinvolgimento delle nuove generazioni. I giovani non sono lontani dal vino: cercano esperienze autentiche, relazioni e contenuti culturali. L’enoturismo può diventare il luogo in cui nasce questo nuovo legame con il vino. “Oggi sempre più la comunicazione e il marketing del vino devono essere flessibili e intergenerazionali, sapendo modulare strategie, prodotti ed attività in cantina in base al target di riferimento. Un ulteriore sforzo professionale per intercettare anche le nuove peculiarità della plasticità cerebrale del cervello della generazione Z” ha spiegato Russo.

Tra i temi affrontati anche l’impatto dell’Intelligenza Artificiale nel turismo del vino con l’intervento di Edoardo Colombo, presidente Turismi.AI, e il ruolo della formazione e dell’hospitality nelle strategie delle cantine con Filippo Galanti, co-founder di Wine Suite. “L’intelligenza artificiale può rappresentare per l’enoturismo siciliano un’opportunità per trasformare un patrimonio già straordinariamente attrattivo in un sistema più intelligente, personalizzato e competitivo, che grazie ai dati e agli strumenti predittivi può intercettare meglio i visitatori per rispondere alla domanda di esperienze su misura. In questa prospettiva, la Sicilia può diventare un laboratorio avanzato di turismo del vino, capace di unire identità, sostenibilità e innovazione digitale”, ha raccontato Colombo durante il suo intervento “Intelligenza Artificiale e Turismo del Vino: verso destinazioni intelligenti e predittive”.

La formazione nell’enoturismo, come leva strategica per generare plusvalore nella vendita diretta, è stato invece l’argomento di chiusura. “La Sicilia è uno dei territori vitivinicoli italiani con il più alto potenziale nell’enoturismo. La crescente attrattività delle aree vinicole e la qualità dei visitatori che scelgono di vivere esperienze in cantina rendono sempre più strategici la formazione, la competenza e la professionalità del personale. In questo contesto, anche l’utilizzo di strumenti tecnologici e digitali può contribuire a generare, nel tempo, un impatto significativo sia sui fatturati e sui margini delle aziende, sia sullo sviluppo complessivo del territorio. Fondamentale, inoltre, è il ruolo non solo delle cantine, ma anche di realtà associative come Assovini Sicilia, impegnate nel coordinamento e nella valorizzazione dell’intero sistema” ha sottolineato Filippo Galanti.

Assovini Sicilia conferma il suo ruolo nel dibattito del mondo del vino e traccia la rotta del futuro dell’enoturismo siciliano. “La Sicilia del vino possiede oggi tutti gli elementi per affermarsi tra le grandi destinazioni internazionali dell’enoturismo: autenticità, biodiversità, cultura e capacità di accoglienza. La sfida è continuare a costruire una visione comune che trasformi questo patrimonio in crescita sostenibile per tutta l’isola”, ha concluso Mariangela Cambria.

Sicilia en primeur è un’iniziativa finanziata dall’ assessorato dell’Agricoltura, dello Sviluppo rurale e della Pesca mediterranea, dipartimento regionale dell’Agricoltura.

“L’enoturismo è destinato a diventare uno dei pilastri sui quali fondare la nostra economia.
Il turismo esperienziale focalizzato sulla scoperta del vino, della specificità del suo territorio e della cultura locale sta attirando migliaia di visitatori nella nostra regione e i numeri ci dicono che abbiamo imboccato la strada giusta: siamo la seconda meta enogastronomica d’Italia dopo la Toscana. Siamo, inoltre, una delle destinazioni più attrattive e vediamo di giorno in giorno aumentare la domanda di esperienze autentiche legate al territorio. Un modo per diversificare l’offerta turistica e rilanciare la nostra economia- commenta l’assessore” –
ha commentato l’assessore regionale all’Agricoltura, Luca Sammartino.

Sicilia en Primeur accoglie più di 100 giornalisti da tutto il mondo in questa sua XXII edizione che ha preso il via all’Oratorio dei Bianchi l’11 maggio con il convegno di apertura dedicato all’approfondimento del tema dell’enoturismo. L’evento, ideato da Assovini Sicilia nel 2004, quest’anno ha scelto il claim “Taste the Island. Live the Story” per sottolineare come l’esperienza legata al vino è viva e abbraccia non solo le cantine ma il territorio, l’arte, la storia.

La manifestazione prevede cinque giornate di incontri, degustazioni, approfondimenti, visite nelle aziende associate.

Da questo pomeriggio parte proprio il viaggio nel cuore della Sicilia del vino: dodici enotour che condurranno la stampa nazionale e internazionale alla scoperta delle diverse anime vinicole, a testimonianza di un format che fa del territorio il suo protagonista. E per la prima volta, ci saranno anche dodici tour operator che si uniranno al viaggio nei territori a conferma che per Assovini Sicilia l’enoturismo è un comparto che ha bisogno di una strategia specifica.

Martedì 12 maggio, il settecentesco Real Albergo delle Povere, appena ristrutturato, ha ospitato le 56 aziende protagoniste di questa edizione che hanno presentato le anteprime dialogando direttamente con i giornalisti. L’iniziativa ha dato spazio anche alle nuove realtà emergenti del territorio, valorizzando tutte le voci del vino siciliano. La sera, Palazzo Sant’Elia è stato il luogo scelto per il Wine Party organizzato in onore di tutti i partecipanti e degli stessi produttori. La cena ha visto anche la partecipazione de La Sicilia di Ulisse, che rinnova la propria collaborazione con Assovini Sicilia con l’obiettivo di promuovere insieme l’eccellenza enologica e gastronomica della regione. Nel corso della serata, il menù è stato arricchito dallo show cooking di tre chef dell’associazione: Nino Ferreri di Limu, Vincenzo Sansone di Cortile Pepe e il Presidente Tony Lo Coco de I Pupi.

Oggi, negli stessi luoghi si è svolta la degustazione tecnica assistita dai sommelier AIS con oltre quattrocento etichette – preceduta dalla presentazione del Report Vendemmia 2025 – e i talk dedicati a temi culturali che ruotano attorno al vino.

Il racconto dell’annata 2025, a cura delle enologhe Lorenza Scianna, Maria Carella e Serena Cancemi, è stato anche un viaggio nei diversi areali siciliani: dall’Etna all’estremo occidente. Per l’enologa Serena Cancemi, “nell’areale centro-sud (Agrigento e Caltanissetta), il 2025 è stato l’anno della qualità ritrovata, caratterizzato da un’inversione di tendenza che vede un incremento dei volumi del 20% e una sanità delle uve pari al 100%. La vendemmia è stata uno spartito perfetto: dalle varietà precoci di agosto fino al Nero d’Avola di ottobre, ogni vitigno ha potuto completare il proprio ciclo senza sovrapposizioni, preservando acidità vibranti e profili aromatici nitidi”.

“Un’annata classica è anche quella che ha caratterizzato l’areale dell’Etna dove per l’enologa Maria Carella “la vendemmia 2025 ha accentuato le differenze intrinseche tra i versanti dell’Etna: mentre il Nord ha beneficiato di una maturazione lenta e lineare, il Sud ha sfruttato l’ottima riserva idrica per bilanciare la sua naturale esuberanza solare. Elevata la qualità delle uve grazie alle ottime condizioni sanitarie ed all’ equilibrio eccellente tra zuccheri e acidità”. “Annata solare ma non calda nell’areale del ragusano – continua l’enologa Carella- con vini dalla grande espressività aromatica, scorrevoli, moderni e territoriali”.

Secondo il report, la vendemmia 2025 ha restituito fiducia ai viticoltori e ai tecnici che dopo due anni difficili hanno visto la pianta tornare alla sua normale fisiologia .

“I vini bianchi- commenta Lorenza Scianna- presentano aromaticamente una nitida impronta varietale, esaltata da freschezza e piacevolezza di beva. Non ci sono asperità fenoliche che spesso compaiono in annate calde. Le varietà a bacca rossa della zona costiera, in particolare Nero d’Avola e Frappato mostrano maggiore intensità colorante e una fragranza gustativa fresca e polposa. Nelle zone di alta collina, due delle varietà protagoniste, Catarratto e Perricone potranno raccontare a lungo l’annata vissuta. Per il bianco tensione acida, complessità aromatica e  maturità cellulare con caratteristiche note di pompelmo all’olfatto e al gusto. Per il rosso, lunga maturazione e buon equilibrio della pianta hanno conferito al vino buona tessitura e ampio spettro aromatico”.

Ad aprire il programma degli approfondimenti è stato il talk “Il valore culturale del vino nella Cucina Italiana e le diverse forme di comunicazione”, moderato dal giornalista Francesco Seminara (Il Gusto- La Repubblica) con gli interventi di Gaetano Basile, giornalista e scrittore, Francesco Mangiapane, ricercatore in Semiotica all’Università di Palermo. Gaetano Basile ha offerto una riflessione sulla cultura gastronomica siciliana e italiana, tra memoria, tradizione popolare, linguaggi del cibo e identità dei territori. Mangiapane ha approfondito il rapporto tra vino, cibo e comunicazione, analizzando come i linguaggi dell’enogastronomia contribuiscano a costruire valore culturale e immaginario attorno ai territori.

A seguire si è tenuto il talk “Generazione Next presenta: Dalla destinazione all’esperienza: il viaggio delle nuove generazioni”, con Federico Tosazzi, founder di Odex e produttore di viaggi WeRoad. Il confronto, promosso dal gruppo Generazione Next nato all’interno di Assovini Sicilia, ha acceso i riflettori sui nuovi modelli di viaggio e sulle aspettative delle giovani generazioni nei confronti dell’esperienza enoturistica.

 

Nel pomeriggio l’ultimo appuntamento con  “Vigna e cantina: paesaggio e contenitore culturale”, il talk dedicato al rapporto tra architettura, paesaggio, arte contemporanea e luoghi del vino. Protagoniste dell’incontro sono state Patrizia Pozzi, architetto del paesaggio, e Agata Polizzi, storica dell’arte e curatrice indipendente. Il confronto ha posto al centro la vigna non solo come spazio produttivo, ma come paesaggio culturale, luogo in cui natura, progetto, memoria e identità territoriale si intrecciano. La cantina è stata raccontata come contenitore culturale capace di accogliere esperienze, linguaggi artistici e nuove forme di relazione con il pubblico.

Con Sicilia en Primeur vogliamo raccontare una Sicilia autentica, contemporanea e profondamente legata alle proprie radici. Il vino oggi non è soltanto espressione produttiva, ma linguaggio culturale, esperienza di viaggio e strumento di relazione tra territori e persone. Questa manifestazione rappresenta per Assovini Sicilia un’occasione preziosa per condividere con il mondo il valore della nostra identità, il lavoro delle aziende e la straordinaria ricchezza enologica e umana dell’isola”, La scelta della città di Palermo per questa edizione si allinea con la visione della nostra associazione di valorizzare il patrimonio artistico e culturale delle nostre città. La bellezza di Palermo e dei luoghi che hanno ospitato questa edizione è quella di una città che vive dello splendore del passato e  che conserva ancora dei gioielli poco noti”- ha dichiarato Mariangela Cambria, presidente Assovini Sicilia.

Gran chiusura il 16 Maggio al Real Albergo delle Povere di Palermo (Corso Calatafimi 217) con la degustazione solidale aperta al pubblico dalle ore 17.30 alle 23.30, il cui ricavato andrà in beneficenza alla Croce Rossa Italiana, comitato di Palermo.  Oltre alla degustazione dei vini siciliani delle aziende associate, ci sarà la possibilità di partecipare ai laboratori gastronomici a cura della Gastronomia Armetta ( link per l’acquisto del ticket su Vivaticket).



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